Cheratogenesi (o citomorfosi cornea)

La cheratogenesi è la funzione per cui l’epidermide, continuamente sottoposta a usura meccanica, provvede al continuo ricambio delle sue cellule e in particolare dello strato corneo.

Il materiale cheratinizzato, che forma lo strato corneo dell’epidermide, dei peli e delle lamine ungueali, è costituito in gran parte da cheratine, proteine fibrose cui queste formazioni devono le particolari proprietà di resistenza, flessibilità, elasticità, igroscopicità e coibenza.

Le cheratine sono polimeri aminoacidici organizzati in α-eliche, con elevato contenuto di arginina, serina e tirosina, stabilizzato da ponti disolfuro fra residui di cisteina e da ponti idrogeno. La stabilizzazione della molecola delle cheratine si realizza con la trasformazione della cisteina in cistina, per deidrogenazione di fibroproteine poco rigide in fibroproteine rigide. La cistina è un aminoacido contenente zolfo e la quantità particolarmente alta di zolfo è una caratteristica importante che differenzia le cheratine da altre proteine.

Il processo di cheratinizzazione si svolge gradualmente dalle cellule dello strato spinoso alle lamelle

cornee e porta alla trasformazione delle molecole proteiche con configurazione globulare in proteine fibrose. Contemporaneamente si verifica una perdita di acqua e – insieme alla morte della cellula – l’eliminazione di costituenti cellulari che si ritrovano nello strato corneo, come prodotti di degradazione del citoplasma e dei nuclei (lipidi, carboidrati, urea, acido urico, sali minerali).

Si distinguono due tipi di cheratine, la cheratina molle, che è prodotta dall’epidermide, e la cheratina dura, che si trova nei peli e nelle unghie.

La cheratinizzazione può essere valutata sul piano morfologico come un’evoluzione del cheratinocita basale, cellula proliferante, in cheratinocita cornificato (corneocito), cellula priva di vita; sul piano biochimico si verifica una trasformazione delle proteine globulari della cellula vitale in proteine fibrose.

La cheratogenesi se da un lato porta alla formazione di una proteina fibrosa che per la sua resistenza conferisce una funzione difensiva alla cute, dall’altro comporta la morte della cellula e il suo conseguente distacco dall’epidermide.
Con il corneocito che cade sono anche eliminati numerosi costituenti citoplasmatici quali proteine solubili, aminoacidi, zuccheri, acido urico, urea, colesterolo eccetera. Tali sostanze sono utilizzate come tamponi
emulsionanti nel film lipidico che ricopre lo strato corneo (film idrolipidico e NMF).

Il processo di morte cellulare che caratterizza la citomorfosi cornea ha inizio nel momento in cui una delle due cellule figlie, derivate dalla proliferazione dei cheratinociti basali, perde i rapporti con la membrana basale e risale nello strato spinoso. Tale processo non viene definito apoptosi bensì differenziazione terminale, a sottolineare che, anche dopo la morte, i corneociti mantengono una funzione vitale per l’organismo.

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