Mammella

La mammella è un rilievo cutaneo pari e simmetrico posto alla superficie anteriore del torace ai lati della linea mediana.

Occupa lo spazio tra la 38 e la 78 costa lungo una linea che, dal cavo ascellare, si porta al tubercolo pubico; questa linea viene denominata linea del latte e si estende in larghezza tra la linea parasternale e l’ascellare media. Piccole ghiandole soprannumerarie o eterotopiche, a somiglianza degli animali che presentano più mammelle dovendo allattare contemporaneamente più figli, si possono talvolta osservare lungo la linea del latte (cresta lattea). Esse possono essere fornite anche di capezzolo (polimastia o politelia); per tale motivo i nei o i piccoli rilievi iperpigmentati che si trovano lungo la linea del latte possono essere considerati ghiandole mammarie eterotopiche.

Tra le due mammelle si interpone un solco più o meno ampio (seno), corrispondente al corpo dello sterno. Il volume, la forma e il grado di sviluppo delle mammelle variano in rapporto al sesso, al momento funzionale, all’attività fisica e all’età.

La mammella è rivestita da cute molto sottile che talvolta lascia trasparire i vasi sottostanti; all’apice presenta un’area rotondeggiante pigmentata, l’areola, al centro della quale fa sporgenza il capezzolo.

La mammella contiene una parte ghiandolare, che può considerarsi come una ghiandola sudoripara apocrina modificata che si dispone al di sopra della fascia di rivestimento del muscolo grande pettorale e, lateralmente, al di sopra della fascia del muscolo dentato anteriore.

Fino alla pubertà l’aspetto e il volume delle mammelle è uguale nei due sessi. Anche nella donna, dove la mammella si sviluppa, il volume può presentare notevoli variazioni individuali; le dimensioni, tuttavia, non hanno alcuna correlazione con le capacità secretorie, poiché il tessuto adiposo rappresenta spesso il componente più cospicuo dell’organo.

Volume e consistenza della mammella sono sotto l’influsso di stimoli endocrini.

Anche dopo la pubertà nel maschio la parte ghiandolare non si sviluppa e pertanto la mammella rimane strutturalmente allo stato prepuberale per tutta la vita.

Nella femmina, invece, a partire dalla pubertà, le mammelle si sviluppano assumendo un’importanza grandissima di ordine estetico e funzionale. Il loro accrescimento avviene per proliferazione di tutte le componenti dell’organo (stroma periduttale e connettivo interstiziale).

Le mammelle crescono di consistenza nel periodo premestruale, per edema congestizio dello stroma perighiandolare; aumentano inoltre di volume con l’inizio della gravidanza per lo sviluppo degli alveoli e dei relativi dotti.

A partire dalla menopausa, la componente ghiandolare delle mammelle va incontro ad atrofia mentre le strutture di sostegno connettivali tendono a rilassarsi causandone la flaccidità.

Le mammelle risultano assai sviluppate nelle donne di alcuni tipi etnici (per esempio nelle africane) e in seguito all’allattamento; sono fattori questi che hanno importanza anche per la forma delle mammelle che possono essere emisferiche, coniche, piriformi.

Il profilo mammario può risultare alterato dalla forza di gravità epertanto la metà inferiore risulta più spesso arrotondata e sporgente; con l’età, tale disposizione tende ad accentuarsi per cui le mammelle diventano pendule erisultano separate dalla parete toracica a opera di un solco sottomammario di profondità variabile.

Struttura

La mammella presenta un,organizzazione strutturale particolare, dovuta al notevole sviluppo della ghiandola nell’ambito dell’ipoderma della regione toracica anteriore.

La cute della mammella è sottile, delicata e distensibile, modificandosi anche notevolmente in rapporto alle variazioni di volume che sono legate alla funzione dell’organo. La sua sottigliezza e la conseguente trasparenza consentono spesso di intravedere il sottostante reticolo venoso, talora particolarmente sviluppato. A parte la sottigliezza, la cute della mammella non presenta particolarità strutturali tali da differenziarla rispetto a quella delle restanti zone cutanee.

In corrispondenza della porzione centrale e più sporgente della mammella, la cute presenta un aspetto particolare con una superficie rotondeggiante pigmentata, l’areola, al cui centro si innalza il rilievo del capezzolo.

Le dimensioni dell’areola sono variabili, con un diametro medio di 3-5 cm; il colorito è roseo scuro nella bambina e nella giovane nullipara, bruno invece dopo gravidanza e allattamento; in questi periodi, l’areola si estende oltre i propri limiti in una zona concentrica di colore meno uniforme, detta areola secondaria.

La cute dell’areola, fine eliscia soltanto nelle fasi di riposo funzionale, contiene una quantità notevole di melanina, mentre il derma appare particolarmente ricco di tessuto elastico.

Dal derma dell’areola si distaccano fasci di connettivo (retinacoli) che attraversano l’ipoderma e penetrano nel contesto del corpo ghiandolare suddividendolo in lobi e lobuli; sotto la cute dell’areola e del capezzolo non si trova pannicolo adiposo. Le papille dermiche, disposte irregolarmente o in serie circolari, sono corredate di rudimentali complessi pilosebacei.

Tra i dotti galattofori del corpo ghiandolare si trovano alcune grosse ghiandole sebacee non connesse a follicoli piliferi. La loro struttura è analoga a quella delle omonime ghiandole di altre regioni, ma, in questa zona, esse contengono melanociti che contribuiscono alla pigmentazione del capezzolo.

Nell’areola, infine, si trovano ghiandole sudoripare eccrine e apocrine di volume cospicuo, nonché 10-15 ghiandole areolari (tubercoli di Montgomery) che vengono considerate come ghiandole mammarie rudimentali; la loro struttura appare infatti come una forma di transizione tra quella delle ghiandole sudoripare apocrine e quella delle ghiandole mammarie.

La secrezione delle ghiandole areolari è oleosa e fornisce una protezione lubrificante alla cute areolare e al capezzolo durante l’allattamento.

La zona areolare è caratterizzata dalla presenza di fasci muscolari lisci spiraliformi nella profondità del derma; altri fasci, radiali, si portano dalla periferia verso la base del capezzolo, ne raggiungono l’apice e si dispongono intorno ai dotti galattofori e ai vasi sui quali si inseriscono mediante piccoli tendini. Nell’insieme, i fasci muscolari circolari e radiali costituiscono il muscolo areolare, la cui contrazione determina la spremitura dei dotti ghiandolari.

Al centro dell’areola si solleva il capezzolo che, a sviluppo completo, presenta un’altezza media di 10 mm e un diametro di 10-12 mm. Esso corrisponde al quarto spazio intercostale, sulla linea emiclaveare, ma occupa tale posizione soltanto nell’uomo e nella giovane donna nullipara di costituzione magra con mammelle poco sviluppate; dopo l’allattamento, infatti, la mammella tende ad allungarsi verso il basso e la posizione del capezzolo può non costituire più un punto di repere.

La cute del capezzolo appare pigmentata e di superficie irregolare per la presenza di papille e di fossette tra le quali si aprono i dotti escretori della ghiandola mammaria (dotti galattofori) e numerose ghiandole sebacee. Il capezzolo risulta costituito da tessuto connettivo denso percorso da fasci di muscolatura liscia e fibre elastiche provenienti dall’areola.

Le diverse forme che il capezzolo può assumere svolgono un importante ruolo nell’allattamento. A tale scopo appare favorevole la forma cilindrica; di più difficile presa nella suzione è il capezzolo di forma piriforme e a tronco di cono o conica.

Talvolta, il capezzolo, anziché sporgere, appare rientrato per un arresto nel suo sviluppo embrionale etrova allora posto in una depressione delrareola (capezzolo ombelicato).

Il capezzolo, sotto l’influsso di stimoli diretti o riflessi va in erezione allungandosi e aumentando di consistenza (telotismo); questo fenomeno è dovuto alla presenza, nel capezzolo stesso, di miocellule analoghe a quelle del muscolo areolare.

All’apice del capezzolo, inoltre, si trovano i corpuscoli di Winkelmann, recettori tattili simili ai corpuscoli di Meissner dei polpastrelli e delle labbra.

L’ipoderma della mammella, infine, può esser distinto in uno strato superficiale e uno profondo. Lo strato superficiale, caratterizzato dalla presenza di tessuto adiposo, ricopre la ghiandola mammaria fino ai margini dell’areola e viene suddiviso in logge e lobuli dai retinacoli che sono estesi tra la faccia anteriore della ghiandola stessa e il derma. Lo strato profondo presenta scarso tessuto adiposo, ma è tuttavia sufficiente a permettere lo scorrimento della fascia profonda della cute (nel cui contesto si è sviluppata la ghiandola), che a questo livello prende il nome difascia pettorale o retromammaria, sulla fascia superficiale del muscolo grande pettorale e, più lateralmente, su quella del muscolo dentato anteriore.

Il piano profondo è tappezzato da un modesto strato di tessuto connettivo lasso, venendosi così a delimitare uno spazio retromammario.

La ghiandola mammaria ha forma discoidale con superficie anteriore convessa e superficie posteriore piatta; un suo prolungamento può estendersi fino alla regione ascellare formando una piccola massa ben delimitata che potrebbe simulare un tumore ascellare o risultarne punto di partenza. Mentre la superficie anteriore del corpo ghiandolare è rivestita dalla cute, quella posteriore è in rapporto con la fascia del muscolo grande pettorale da cui resta separata mediante lo spazio retromammario, che corrisponde alla lamina profonda del connettivo ipodermico.

Particolarmente dopo la gravidanza, la fascia superficiale assume notevole consistenza formando, a livello della regione sottoclaveare, il legamento sospensore della mammella (di Cooper).

Il corpo ghiandolare della mammella è costituito da 15-20 lobi immersi in tessuto adiposo e sepimentati da lamine connettivali organizzate in una rete tridimensionale. Ogni lobo è a sua volta composto da numerosi lobuli contenenti le unità secernenti ghiandolari, gli alveoli, che a riposo (cioè al di fuori dei periodi di gravidanza) sono piccoli e con cellule ipofunzionanti e non secernenti. La ghiandola mammaria è perciò alveolare composta. Ogni lobo ghiandolare fa capo a un proprio dotto escretore (dotto galattoforo) che, all’interno del lobo stesso, si divide più volte dicotomicamente nei dotti lobulari che raggiungono i singoli lobuli.

I dotti lobulari proseguono poi nei condotti alveolari che appaiono caratterizzati da evaginazioni parietali (alveoli) e si immettono infine in gruppi di alveoli terminali. In superficie, invece, i dotti galattofori convergono verso il capezzolo dopo essersi dilatati in ampolle (seni galattofori) che rappresentano serbatoi di riserva per il latte.

La parete degli alveoli (che a ghiandola non funzionante non sono sviluppati, ma costituiti da ammassi di cellule giovani e ipofunzionanti) è delimitata da una membrana basale ed è formata da cellule mioepiteliali e secernenti.

Le cellule mioepiteliali, di forma irregolare con prolungamenti ramificati, sono a contatto con la lamina basale e formano una sorta di canestro contrattile alla periferia degli alveoli. Le cellule secernenti che tappezzano gli alveoli hanno forma cubica o cilindrica secondo l’attività della ghiandola e presentano un nucleo centrale e un citoplasma basofilo in sede profonda.

La parete dei dotti galattofori è costituita, in prossimità dello sbocco in superficie, da epitelio pavimentoso stratificato non corneificato; in direzione degli alveoli, invece, le pareti delle successive ramificazioni dei dotti galattofori presentano un epitelio dapprima bistratificato e infine cubico semplice.

Queste caratteristiche della ghiandola mammaria subiscono notevoli modificazioni in seguito alla gravidanza e all’allattamento.

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