La mammella in gravidanza e la produzione di latte

È con l’inizio della gravidanza che la mammella raggiunge la completa maturazione.

La prima metà della gravidanza è caratterizzata dalla proliferazione e maturazione delle cellule alveolari e dallo sviluppo del sistema degli alveoli e dei dotti; la seconda metà dalla differenziazione dell’epitelio alveolare in senso secretorio.

Nella prima fase della gravidanza alveoli, dotti e lobuli vanno incontro a una notevole ipertrofia, cui si accompagna una certa perdita di tessuto adiposo interstiziale. Nella prima fase gli estrogeni stimolano la crescita dei dotti, mentre il progesterone influenza, con meccanismo diretto o indiretto, la neoformazione di piccoli alveoli terminali. Successivamente, con l’inizio dell’attività endocrina della placenta, assume importanza il progesterone da questa prodotto che, nella formazione di alveoli secernenti, dimostra un’azione sinergica con estrogeni, PRL e LH. Questi due ultimi ormoni ipofisari sono importanti anche nel mantenimento della secrezione lattea.

Le cellule epiteliali degli alveoli cominciano asintetizzare prodotti di secrezione fin dall’inizio del terzo mese; la ghiandola mammaria è pronta per la lattazione, ma la comparsa del latte (lattogenesi) non interviene se non con le modificazioni indotte dal parto. L’aumento di volume della ghiandola, evidente a partire dal secondo mese con capezzoli e areole più grandi e pigmentati, si mantiene per tutto il periodo dell’allattamento.

Come in molte altre specie animali, già a metà gravidanza le ghiandole mammarie sono differenziate per sintetizzare esecernere il latte. Le modificazioni secretorie si accentuano a partire dall’ultimo trimestre di gravidanza e, nell’ultimo mese, l’ingrandimento delle mammelle coincide con l’ipertrofia delle cellule secernenti degli alveoli, preludio alla comparsa di un primo secreto ricco di proteine, il colostro.

La mammella durante l’allattamento presenta modificazioni morfologiche tipiche. Il capezzolo, dotato di cellule muscolari lisce, in seguito a stimolazione tattile o a stress emotivo, si fa più sporgente dall’areola (fino a 2 cm). I seni galattofori sono congesti di latte che proviene dagli alveoli attraverso una estesa rete duttale, che presenta tessuto muscolare liscio nelle sue pareti.

Anche al termine della gravidanza la capacità secretoria non è in diretto rapporto con le dimensioni delle mammelle, dal momento che il tessuto adiposo ne continua a rappresentare uno dei componenti più cospicui, nonostante l’inversione delle proporzioni fra stroma e ghiandole rispetto al periodo pregravidico.

La mammella inizia la propria attività funzionale con l’allattamento, entro le 24 ore successive al parto, passando attraverso un’intensa fase congestizia cui segue quella secretoria (montata lattea).

Il secreto prodotto nei primi giorni è il colostro, un materiale povero di grassi, ma particolarmente ricco di carboidrati, proteine (contiene anche immunoglobuline), vitamine ed enzimi utili per favorire revacuazione dell’intestino del neonato e dare inizio ai primi processi digestivi. Il colostro è importantissimo per le prime difese immunitarie del neonato.

Dopo questa fase di secrezione, inizia la produzione di latte maturo che è indotta dalla caduta del tasso ematico di estrogeni e progesterone, che scatena la produzione di LTH (o PRL, prolattina) da parte dell’adenoipofisi.

Il fenomeno della lattazione inizia nelle cellule secernenti degli alveoli con la comparsa, all’interno di esse, di granuli di secrezione proteica e di goccioline lipidiche. Mentre questo secreto intracellulare si va accumulando, granulociti migrati nell’alveolo fagocitano le gocciole lipidiche e i granuli proteici già presenti nell’alveolo e assumono così i caratteri dei corpuscoli del colostro.

Le cellule secernenti, originariamente cilindriche, si vanno successivamente appiattendo in rapporto alla distensione delle pareti alveolari determinata dall’accumulo di secreto.

All’esame ultrastrutturale, il citoplasma degli elementi ghiandolari presenta, durante l’allattamento, un reticolo endoplasmatico granulare assai sviluppato al polo basale; i granuli proteici qui sintetizzati si spostano verso il polo apicale e passano nel complesso di Golgi, da cui si liberano sotto forma di gocciole dense, omogenee e circoscritte da una membrana limitante.

La loro eliminazione ha luogo al polo apicale dove la membrana limitante delle gocciole si fonde con quella plasmatica consentendo la liberazione del secreto per esocitosi.

Le gocciole lipidiche si presentano come formazioni intracellulari tondeggianti e osmiofile che si producono indipendentemente dal complesso di Golgi e che, giunte al polo apicale, sporgono nel lume ghiandolare staccandosi dalla cellula con il sottile velo citoplasmatico che le avvolge, secondo una modalità di secrezione simile a quella apocrina. Tutti questi fenomeni sono sotto controllo endocrino.

Cellule mioepiteliali, di forma stellata o ramificata, sono poste attorno agli elementi secernenti, a diretto contatto con la lamina basale; si viene così a costituire un canestro contrattile che determina il passaggio del latte dagli alveoli all’interno dei dotti.

L’emissione del latte ha inizio con la poppata la quale, mediante stimolazione riflessa a partenza dall’areola e dal capezzolo, determina, nell,ipotalamo, la formazione e l’immissione in circolo di ossitocina che stimola la contrazione sia delle cellule mioepiteliali sia della muscolatura liscia periduttale. Mancando la poppata, l’emissione di latte cessa. Di solito la lattazione continua per circa 5-6 mesi dopo il parto; inizia quindi a ridursi progressivamente fino a terminare intorno al nono mese.

Comunque la produzione e secrezione di latte può essere mantenuta non solo per mesi ma anche per anni, se l’allattamente al seno viene protratto con continuità, in quanto la stimolazione meccanica del capezzolo durante la suzione stimola per via riflessa la produzione e l’immissione in circolo di ossitocina neuroipofisaria. Questa a sua volta induce la contrazione delle cellule mioepiteliali degli alveoli e delle cellule muscolari del capezzolo. La contemporanea produzione di prolattina da parte dell,adenoipofisi mantiene l’attività secretoria.

Con la cessazione dell’allattamento e il ripristino del ciclo mestruale, la componente ghiandolare va incontro a regressione e atrofia. Le formazioni duttali si riducono e l’intera mammella diminuisce in dimensioni. Raramente si ha però un ritorno completo alle dimensioni pregestazionali.

Con la menopausa la ghiandola mammaria subisce una progressiva e definitiva regressione della componente alveolare, anche se persistono residui di dotti terminali. L’epitelio ghiandolare e il tessuto connettivo vengono progressivamente sostituiti da tessuto adiposo, che con l’avanzare dell’età a sua volta si riduce portando a una progressiva riduzione di volume. A essa si accompagnano le ulteriori modificazioni senili del tessuto connettivo che fanno sì che le mammelle diventino flaccide e cadenti, mentre i capezzoli si restringono e perdono la loro capacità di erigersi. Tutto questo avviene con il contributo, non secondario, della notevole riduzione di vascolarizzazione dell’organo.

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