Mezzo Interno e Omeostasi negli organismi pluricellulari

Prima di approfondire gli aspetti fisiologici del cuore e dell’apparato cardiocircolatorio in generale, è bene mettere in risalto la funzione principale svolta da questo apparato, che consiste nel mantenere l’omeostasi dei fluidi corporei e che svolge grazie alla sua attività di pompa.

Il mezzo interno (o liquido interstiziale) e cenni sull’omeostasi dell’organismo

Gli organismi unicellulari (alghe, protozoi, lieviti…) scambiano con l’esterno le sostanze necessarie/nocive trovandosi in una matrice che permette loro la vita. Questo sistema ha ovviamente delle limitazioni.
Nell’organismo pluricellulare – con tessuti specializzati e cellule differenziate – questo sistema di scambio con l’esterno non è più efficace e si viene a creare un Mezzo Interno.

I compartimenti idrici dell’organismo e omeostasi

Il Mezzo Interno, detto anche liquido interstiziale, rappresenta l’insieme degli spazi interstiziali necessari per gli scambi di sostanze e dunque per la sopravvivenza delle cellule. Esso è formato al 60-70% di acqua.

Possiamo praticamente dividere il nostro organismo in compartimenti idrici (cellule, plasma, matrice, capsula articolare, liquor cefalorachidiano, umor vitreo, ecc).

I principali compartimenti idrici sono tre:
intracellulare, il più abbondante
extracellulare, o mezzo interno. (Nota clinica: se questo viene espanso eccessivamente, ad esempio per un’edema, si va a interrompere la corretta comunicazione tra cellule e sangue)
plasmatico

Gli scambi avvengono nella maggior parte dei casi per diffusione. Ciò significa che devono essere mantenuti i gradienti, vale a dire le concentrazioni delle molecole da scambiare; perciò si rende importante mantenere l’omeostasi soprattutto del mezzo interno, poichè tramite esso si svolgono i processi di diffusione con gli altri due compartimenti.

L’omeostasi viene mantenuta grazie al sangue che scambia sostanze tramite i capillari. A sua volta il sangue deve essere rigenerato nella sua composizione grazie alla respirazione (rigenerazione gassosa, la più urgente a cui è infatti dedicato un circolo a sé – circolo polmonare – e un apparato respiratorio) e alla alimentazione (tramite l’apparato digerente che “assimila” (ovvero rende simili) i nutrienti tramite demolizione e processi vari, dato che noi siamo organismi eterotrofi).

Cenni sul metebolismo energetico

Il legame organico -CH creato dalle piante tramite l’energia luminosa deve invece essere assunto dall’esterno dall’uomo (poichè è eterotrofo) che lo utilizza poi per ricavare energia.
Come recuperare i nutrienti elementari da cibi complessi? Tramite l’apparato digerente. Questo opera una digestione prevalentemente enzimatica per i glucidi e per le proteine. Per i lipidi la digestione è complicata dalla loro idrofobicità ed è pertanto preceduta da una fase di emulsione ad opera dei sali biliari.
Quando siamo sprovvisti di un enzima per digerire qualcosa – es.: la cellulosa con i suoi legami beta − questa viene escreta come scoria, stimolando la progressione del materiale intestinale.

Siamo anche dotati di accumuli di sostanze nutritive di riserva:
– glicogeno, di cui solo circa 100g nel fegato, disponibili per tutto l’organismo e per la regolazione della glicemia; altri circa 400g nei muscoli, utilizzabili solo dal muscolo in cui è depositato.
– acidi grassi, il loro accumulo è metabolicamente svantaggioso ma rappresenta una forma di deposito più leggera e più calorica del glicogeno.

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